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Rozy, cittadina italiana nata in Albania 33 anni fa, madre di una bambina undicenne, il 21 ottobre 2002 fu vittima di un drammatico incidente stradale causato da un pirata della strada e destinato a mutarle radicalmente ogni prospettiva di vita: divenne tetraplegica, in grado di muovere soltanto la testa. Dopo essere rimasta ricoverata per quasi cinque mesi in un grande centro traumatologico, dal mese di febbraio 2003 risiede presso l'Unità Spinale del C.T.O. 
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Rozy ha da tempo conquistato il “massimo livello” di recupero funzionale che un tetraplegico nelle sue condizioni possa raggiungere: per questa ragione l’ospedale è deciso a dimetterla, mentre la giovane donna desidera fortemente tornare a casa, tra le sue cose, per poter stare accanto alla figlia, della quale, compatibilmente con le sue condizioni, si è sempre occupata in tutti questi anni. La realizzazione di questo "sogno" non è così semplice: Rozy ha bisogno di numerosi ausili protesici, meccanici ed umani, il cui costo è però insostenibile per le sue entrate, ridotte alla sola pensione di invalidità civile e all’indennità di accompagnamento. EGIDA, che riveste l’ufficio di amministratore di sostegno della giovane, si è fatta interprete, oltre che "vettore", delle legittime richieste di una ragazza che non intende continuare a gravare sul bilancio della comunità, ma che, al contrario, vuole dimostrare, nonostante la sua grave disabilità, di poter di nuovo essere indipendente, autonoma nelle proprie decisioni e soprattutto decisa a condurre una vita il più possibile "normale" nella sua abitazione. EGIDA, cui il Giudice Tutelare ha affidato il ruolo anche di intermediario fra la Regione, la Provincia, il Comune, i Servizi Socio-Assistenziali e Sanitari, nell’interesse di Rozy: § ha intavolato trattative fra tutti gli Enti che, per scopo istituzionale, sono tenuti a farsi carico, oltre che a prendere atto della situazione, presentando un "progetto di vita indipendente" predisposto con la partecipazione attiva della giovane donna. Si tratta dell’unica forma di sostegno economico che, per simili casi, è presente a livello regionale e la cui attuazione è subordinata oltre che alla capacità di autodeterminarsi della persona anche alla capacità di autonomia abitativa, di occupazione e relazionale; § ha richiesto ed ottenuto preventivi di spesa per l'installazione, nell’abitazione di Rozy, di un ascensore (il termine tecnico, un po’ odioso è “montapersone”), che finalmente eviterà alla giovane, quando l’ospedale le concede brevi “licenze” dalla degenza, di essere costretta ad aspettare – magari per ore – sola davanti al portone, l’arrivo un amico che prendendola in braccio la porti nel suo appartamento al terzo piano; § sta cercando, anche attraverso canali inusuali, di “inventare”, per Rozy, un’occupazione lavorativa che le consenta di essere indipendente, pur con i limiti che la sua condizione fisica le impone. Ad esempio mettendo a frutto, tramite l’ausilio di strumenti informatici ad impulso vocale, la sua ottima conoscenza dell’italiano e dell’albanese per attività di traduzione ed interpretariato. C’è bisogno di una carrozzella elettrica nuova, perché quella su cui adesso “vive”, antiquata già quando le venne concessa, è ormai completamente fuori uso, si blocca spessissimo, costringendo la giovane a richiedere il continuo intervento degli infermieri per riattivarla. Il dispositivo adeguato, dotato di molti degli elementi che l'infermità di Rozy richiede, è troppo costoso per il "tariffario regionale" e l'Ente competente ritiene di non avere sufficiente capacità di spesa.
Perché Rozy possa tornare a casa e riappropriarsi di una prospettiva di vita, i responsabili degli Enti direttamente chiamati alla sua cura le chiedono: § che l'abitazione sia adeguata alle condizioni della donna e ciò rende indispensabile affrontare l’onere e la spesa dei lavori di abbattimento delle barriere architettoniche interne e dell’installazione del “montapersone”; § di dare prova effettiva di avere l'autonomia sufficiente e per questa ragione costituisce necessità immediata la disponibilità di strumenti informatici per il lavoro; § di dotarsi necessariamente di una carrozzella nuova e adeguata ad ogni esigenza. Solo quando tutte queste condizioni si saranno avverate, allora, a livello regionale, potrà essere considerata la “fattibilità” del "progetto di vita indipendente" che consentirà alla giovane di accedere all'aiuto economico indispensabile per assumere il personale adibito alla sua assistenza. Nel caso di Rozy non è un paradosso, ma un’amara verità: chi nella società non ha niente, dalla società non ha niente. Questa è una richiesta di aiuto, in forma di preghiera ma anche di urlo, che denuncia una condizione di vita, crudamente reale, ma di fronte alla quale si preferisce spesso chiudere gli occhi, per illudere la collettività che, ancora una volta, tutto va bene. Ogni forma di aiuto sarà ben accetta. Chi lo vorrà, potrà facilmente mettersi in contatto con Egida ed ottenere ulteriori chiarimenti e indicazioni. Un antico e ben noto proverbio dice: una noce sola nel sacco non fa rumore, ma tante noci insieme fanno un concerto. Ché sia un concerto, allora; un concerto per Rosy e la sua bimba.
Ed ora, vi presentiamo il "sogno" di Egida per Rozy in video. Assolutamente coinvolgente per l'atmosfera, questo bel lavoro è stato realizzato, in modo totalmente gratuito, da "Frankie" e "Jimmy". La musica del pianoforte in sottofondo è un brano composto ed eseguito dal "maestro" Alberto Maria Lorenzon, che ne ha consentito l'utilizzo quale contributo personale all'impegno di Egida per il sogno di Rosy. Un grazie di cuore a questi professionisti.
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